Cos'è
Viene inaugurato sabato, 28 febbraio, il nuovo “landmark informativo”, un cartello che segnala tutte le Pietre d’inciampo presenti sul territorio comunale di Castelnovo Monti.
L’appuntamento è per le ore 10 all’Isolato Maestà, dove resterà poi installato il cartello e dove sono presenti tre delle nove Pietre del territorio castelnovese. Interverranno il Sindaco Emanuele Ferrari e l’Assessora alla cultura Erica Spadaccini.
Il sentiero delle Pietre d’inciampo diventa un modo di ricordare gli avvenimenti riguardanti le persone deportate e che non hanno fatto ritorno, ma è anche uno strumento per conoscere e valorizzare il territorio, il paese e la sua storia.
Sul territorio comunale, tra il capoluogo, Fariolo, Gombio, le nove pietre ricordano i deportati Anselmo e Renato Guidi, Pierino Ruffini, Francesco Toschi, Ermete Zuccolini, Ugolino Simonazzi, Inello Bezzi, Dino Peretti, Roberto Carlini. La maggior parte di loro fu deportata a Kahla, nel campo di lavoro dove venivano fabbricati, in cunicoli sotterranei, i caccia Me 626 della Luftwaffe: una località con la quale, a seguito di percorsi di studio e presenza costante alle commemorazioni internazionali in ricordo delle vittime del campo, si è instaurato un rapporto di amicizia culminato nella sottoscrizione di un patto di gemellaggio nel 2022.
In occasione dell’inaugurazione del landmark, è stata anche allestita una pagina sul sito istituzione del Comune che riporta, in collaborazione con Istoreco, le biografie delle persone alle quali sono dedicate le Pietre d’inciampo: www.comune.castelnovo-nemonti.
Spiega l’Assessora Spadaccini: “Questo pannello è una strada fatta di 9 tappe percorsa tante volte, ma che oggi diventa sentiero. Un sentiero percorribile in molte direzioni che ha il solo ordine della memoria. Abbiamo provato più e più volte con le nostre stesse gambe - partecipando ai viaggi delle memoria con gli studenti delle superiori, pulendo le pietre d’inciampo con le studentesse e gli studenti delle medie e le elementari - che la memoria va camminata e percorsa sul posto e se lo si fa insieme è una memoria che diventa collettiva e potente, grazie alla forza del tramandare. Questo semplice pannello racchiude la storia perché racchiude le storie. Le storie di persone semplici, della deportazione che ha colpito il nostro paese e la nostra montagna durante la Seconda guerra mondiale, di chi siamo oggi. Poi è anche un invito a percorrere le nostre strade con un occhio diverso, quello vero e proprio di un percorso storico-culturale che non finisce qui, ma qui inizia”.
Le Pietre d’inciampo sono sanpietrini coperti da una lastra di ottone di 10 per 10 cm, installati nella pavimentazione urbana, su strade o marciapiedi, vicino all’ultima abitazione di persone poi deportate e morte in campi di concentramento o di lavoro coatto. Chi ci si imbatte, ha la possibilità di chinarsi e trovarsi di fronte a una nuova storia da conoscere. Nascono da un’idea dell’artista berlinese Gunther Demning, che da oltre 20 anni installa le pietre in tutta Europa davanti alle case in cui vivevano le vittime della persecuzione fascista e nazista, in cui furono arrestate o da cui dovettero fuggire. Le Pietre d’Inciampo sottolineano il carattere capillare della deportazione, il legame di tutte le nostre città con i campi nazisti. Svelano spesso una collaborazione da parte dei fascisti locali e, soprattutto, danno un nome e una storia alla persona che si voleva ridurre a un numero. In provincia di Reggio il progetto di ricerca per ridare un volto e una biografia a quei nomi è stato curato dal gruppo di lavoro di Istoreco con alcune classi scolastiche, come momento di preparazione ai Viaggi della Memoria a Cracovia-Auschwitz, a Praga-Terezin e a Berlino.