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Molti fondi a disposizione per l’ambiente, “dobbiamo stare attenti alle infiltrazioni mafiose”: Gratteri con gli studenti delle superiori di Castelnovo

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All’Oratorio don Bosco sono intervenuti oltre al Procuratore, anche lo storico Antonio Nicaso, Il Generale Valerio Giardina e Walter Ganapini, ambientalista e ricercatore

Si è chiusa questa mattina a Castelnovo Monti, in un oratorio Don Bosco gremito dagli studenti delle classi quinte degli Istituti superiori Cattaneo-Dall’Aglio e del Mandela, la tre giorni di anteprima di “Noicontrolemafie 2023”, il Festival della legalità promosso da ben 12 anni dalla Provincia di Reggio Emilia in collaborazione con diversi Comuni e la Regione.

Dopo gli incontri svolti a Reggio Emilia e Guastalla, questa mattina hanno affrontato il tema “Etica e scienza contro la criminalità ambientale” insieme al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e al direttore scientifico del Festival Antonio Nicaso, il comandante dei Carabinieri per la Tutela ambientale e la Transizione ecologica Generale Valerio Giardina e il coordinatore del Comitato scientifico del Progetto di sostenibilità ambientale ed energetica per la Basilica di San Pietro, nonché storico ambientalista e ricercatore, il reggiano Walter Ganapini.

Ad aprire la mattinata sono stati i saluti istituzionali della consigliera provinciale delegata alla Legalità Fabiana Montanari, del prefetto Iolanda Rolli e del sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini. Presenti all’evento anche il Questore Giuseppe Ferrari, altri rappresentanti delle forze dell’ordine, diversi Sindaci dell’Unione Appennino e Consiglieri comunali. “Ringrazio Nicaso di essere a Castelnovo – ha detto Bini – ma lo ringrazio personalmente anche perché quando iniziai a denunciare, qui a Reggio, la presenza di infiltrazioni malavitose, lo feci dopo essermi consultato con lui, che mi convinse senza nascondermi che sarei andato incontro a grandi difficoltà, ma che comunque era la cosa giusta da fare”.

“Stiamo attraversando un momento storico che per la prima volta incrocia quattro crisi sistemiche – ha affermato Ganapini – una crisi climatica che si aggiunge alla crisi bellica, quella pandemica e quella economico-finanziaria. Abbiamo una cassetta degli attrezzi importante, perché oggi investire sulle energie rinnovabili è più economico e proficuo che insistere sui carburanti fossili, eppure vediamo che anche i Paesi che si dicono attenti all’ecologia, a seguito di queste crisi, stanno addirittura tornando ad utilizzare il carbone per produrre energia. Nel 1992 alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima ci fu l’impegno di contenere l’anidride carbonica a 400 parti per milione in atmosfera. Gli intenti erano buoni, ma oggi siamo a 420 parti per milione: per essere chiari, a 450 la crisi climatica non solo non sarà reversibile ma si prefigura il rischio di estinzione di massa. Eppure, in questo momento in cui la priorità per tutti è la produzione energetica, poniamo il tema ambientale in secondo piano, e in questo quadro la criminalità non può che speculare e prosperare”.

Anche il Generale Giardina ha sottolineato che in questa fase storica c’è assoluta necessità di mantenere alta l’attenzione, specialmente in Italia, dove il Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale sarà chiamato a un lavoro molto intenso: “I fondi del Pnrr per l’ambiente superano i 69 miliardi di euro, un enorme flusso di denaro che ovviamente fa gola alla criminalità organizzata: entro pochi mesi partiranno le gare d’appalto per gli interventi finanziati, e dovremo alzare ulteriormente la soglia di attenzione. In questo momento i settori dell’edilizia, dell’energia e dei rifiuti sono quelli che la criminalità punta con maggiore insistenza”.

Gratteri ha sottolineato come la situazione attuale richieda l’impegno di tutti: “Per preservare l’ambiente possiamo cominciare anche dalle piccole cose, dall’eliminare gli sprechi, consumare meno, usare meno plastica. Se questa sensibilità si diffonde in ciascuno di noi, sarà poi più facile che finalmente gli Stati, l’Onu che finora è debole sul tema, intraprendano scelte decisive”.
E ai ragazzi, che gli hanno chiesto cosa lo spinga ad alzarsi e continuare a lavorare ogni giorno nonostante i rischi e le minacce, ha detto: “L’ho scelto quando avevo più o meno la vostra età, per un senso di giustizia, e per aver visto la mia terra, a cui sono molto legato dal senso di appartenenza, rovinata dai capimafia. Ho studiato e lavorato tanto, perché ero un “figlio di nessuno”, ma alla fine sono riuscito a fare quello che volevo e oggi, anche se devo concordare con la scorta quando posso andare in bagno, in realtà mi sento molto più libero di tante altre persone, perché non devo niente a nessuno, non sono sul libro paga di nessuno, posso dire le cose che dico anche quando sono contro al sistema. Vi dico quindi: studiate, cominciate fin da ora a impegnarvi tanto, e diventerete persone in grado di fare la differenza”.