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Firmato l’Accordo Programma Quadro per le Aree Interne. Oltre 28 milioni per l’Appennino

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Dall’agroalimentare al turismo, dalla sanità alla mobilità, dalla banda larga alla scuola, gli interventi interessano un’area di oltre 75mila abitanti nelle province di Reggio Emilia, Parma e Modena. Il sottosegretario Manghi: “Un importante lavoro svolto assieme ai sindaci, alle associazioni, alle imprese e a tutto il tessuto sociale della montagna”

Dopo una lunga fase di progettazione e coordinamento tra i Comuni dell’Appennino, la Regione e i Ministeri competenti, nei giorni scorsi è stato firmato l’Accordo di Programma Quadro per l’Area Interna dell’Appennino Reggiano. Tradotto concretamente, ciò significa che le azioni inserite nella strategia territoriale, per un ammontare complessivo superiore a 28 milioni di euro, hanno ora la completa copertura finanziaria, e saranno realizzate nei prossimi tre anni. La strategia costruita dall’Appennino si intitola “La montagna del Latte”, perché sono previste azioni per il sostegno della filiera del Parmigiano Reggiano di Montagna, ma circoscriverla al pur fondamentale settore agricolo è riduttivo: sono previste azioni dall’agroalimentare al turismo, dalla sanità alla mobilità, dalla banda larga alla scuola.

Per illustrarle ieri mattina nella sede della Provincia di Reggio erano presenti il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Giammaria Manghi, Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e Presidente dell’Unione Appennino reggiano, Antonio Manari consigliere della Provincia delegato allo sviluppo della Montagna, Sabrina Lucatelli, coordinatrice del Comitato tecnico Aree interne. Il complesso di interventi contenuti nella strategia ha un obiettivo che, pur in aree di intervento diverse, li accomuna: rafforzare i servizi ai cittadini e contrastare lo spopolamento del territorio, accrescendo l’offerta didattica delle scuole, le opportunità lavorative, i servizi di mobilità, valorizzando i tanti punti di forza dell’Appennino. Manari ha portato i saluti della provincia e ha sottolineato di parlare “anche come Sindaco di Ventasso, un Comune presente in modo importante in questa progettualità ambiziosa. Siamo la prima area della Regione che arriva alla firma dell’Apq grazie ad un grande lavoro che dura da anni e che ha visto sforzi condivisi da molti soggetti del territorio”. Ha poi aggiunto Giammaria Manghi: “La strategia la ‘montagna del latte’, oltre a svolgere un ruolo essenziale nell’economia della montagna reggiana, offre un’ottima esemplificazione dello sforzo fatto dalla Regione per agganciare lo sviluppo dei territori alle reti lunghe dello sviluppo più dinamico dell’intera Emilia-Romagna. Abbiamo coordinato, in una lunga fase durata circa due anni e mezzo, una vasta area territoriale muovendoci assieme ai sindaci, alle associazioni, alle imprese e a tutto il tessuto sociale della montagna. L’avvio concreto degli interventi è una fase estremamente importante, propone un approccio nuovo e multidimensionale a sostegno del territorio. A fianco della valorizzazione della filiera agroalimentare, ci sono infatti interventi come il nuovo Polo scolastico a Villa Minozzo, la Casa della Salute di Toano e molti altri. Parliamo di 28 milioni di euro ijn tre anni, e non ricordo altri interventi così consistenti. Un intervento che insieme ad altre azioni che la Regione sta portando avanti, come la riduzione dell’Irap per le imprese appenniniche, e 10 milioni di investimenti sulle strade in buona parte appenniniche, ci fanno dire che il 2019 sarà un buon anno per questo territorio”. “Essere arrivati alla sottoscrizione dell’Accordo di Programma quadro _ha spiegato il sindaco Bini_ significa di fatto essere entrati nella fase più strettamente concreta ma anche più complicata del progetto: far partire i cantieri, con le risorse che sono ora disponibili su tutte le ‘schede’ che compongono la Strategia d’area. Ora comincia quindi il lavoro vero, su agricoltura, ma anche la scuola e la formazione, il turismo sostenibile, servizi e politiche per la salute, azioni sui trasporti e la mobilità, interventi per aumentare l’attrattività del territorio anche come luogo dove poter vivere. Una prospettiva di grande importanza per l’Appennino nei prossimi anni: contiamo di vederne le ricadute e i risultati per molto tempo: è una nuova prospettiva per un territorio che ne ha grande bisogno. Un grande ringraziamento a tutti coloro che lo hanno reso possibile: le risorse arrivano dal Governo, dalla Regione e dall’Europa. Arrivano grazie al fatto che il territorio sia riuscito a scrivere una strategia convincente, vasta e dettagliata, attraverso il contributo degli amministratori che hanno creduto nel progetto. Più di 300 persone sono state coinvolte in questo percorso”. Infine la Lucatelli ha sottolineato che “le aree interne, cittadini e amministratori, raccolgono i frutti seminati lavorando insieme per potenziare i servizi locali e rafforzare le dinamiche di sviluppo locale. L’Appennino Emiliano rappresenta un esempio interessante in quanto a capacità di far rete a livello imprenditoriale e di disegnare modelli educativi rivolti al futuro.  Una delle più di 70 aree interne che ha mostrato maggiore dinamismo e capacità progettuale, per cui è guardata con attenzione dalle altre in questa sua fase di sviluppo concreto delle azioni”.

Aggiunge Giampiero Lupatelli che per il Caire ha affiancato l’Unione nella redazione della Strategia d’Area: “La sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro (APQ) per la attuazione della Strategia d’area dell’Appennino Emiliano porta a compimento un importante lavoro di animazione e progettazione territoriale che anni ha coinvolto in profondità negli ultimi tre il tessuto sociale della Montagna. Sono quasi duecento le persone che il Documento di Strategia ringrazia per il loro contributo alla ideazione, messa a punto e progettazione delle 28 schede progetto che l’Accordo di Programma Quadro avvia alla attuazione. La numerosità delle azioni e ancora di più quella degli attori danno il segno dell’importanza che la Strategia ha per il rafforzamento della struttura sociale e istituzionale e per lo sviluppo economico e civile della nostra montagna. Importanza rafforzata dalle dimensioni economiche del Programma che si avvicinano a 30 milioni di euro. Quello cioè di maggior valore tra tutti quelli messi in campo dalla Strategia Nazionale Aree Interne nelle Regioni del Centro Nord. Per realizzarlo c’è voluto un lungo confronto tra i protagonisti locali della strategia: l’Unione, i Comuni, le scuole, le cooperative e le imprese agricole, alimentari, del turismo e dei servizi, le associazioni, le agenzie pubbliche della salute, della mobilità, della conservazione della natura. Tra loro e con le strutture tecniche della Regione e dei Ministeri per condividere nel dettaglio, fino alla virgola, i contenuti di azioni che intervengono in profondità e incidono significativamente sul futuro del nostro territorio. Un tempo lungo per condividere le decisioni che ci auguriamo consentirà di spenderne uno più breve per realizzare quello che – insieme – abbiamo deciso. Il seminario nazionale che il Comitato Tecnico per Aree Interne organizza sui temi della agricoltura di montagna qui a Castelnovo il prossimo gennaio è un segno tangibile dell’interesse per questo sforzo e delle aspettative per i risultati che saprà generare. Sta a noi non deludere queste aspettative e dare gambe e braccia, senza distogliere la testa, ad una visione del futuro che abbiamo voluto ricercare e riconoscere caparbiamente, con la determinazione e l’ottimismo della volontà”.

Cosa prevede l’Accordo 

L’Accordo di Programma quadro rappresenta l’ultima fase del percorso che in circa due anni e mezzo ha visto lavorare insieme associazioni, imprese, istituzioni.
Ora inizia la parte operativa per realizzare i progetti individuati, grazie all’investimento di 28 milioni di euro – 3,7 milioni provenienti da fondi pubblici dello Stato, 17 dalla Regione attraverso l’utilizzo dei Fondi Sie- Psr, Por Fse, Por Fesr – 6 milioni dai privati e 1,3 stanziati dagli enti locali coinvolti.
La “Montagna del latte” punta all’innovazione produttiva della filiera del Parmigiano Reggiano, e in particolare del Parmigiano Reggiano di Montagna, costituendo un’organizzazione che lo commercializzi direttamente, grazie al progetto di filiera “Il crinale”, in cui sono coinvolte 37 imprese del territorio tra caseifici e aziende di allevamento.
Importanti le azioni legate al turismo, con la realizzazione di nuovi itinerari escursionistici e la creazione di una nuova offerta di servizi per le escursioni, a piedi e in bicicletta, ma anche legati al benessere e in sintonia con la forte naturalità dell’area e al riconoscimento di questa zona dell’Appennino come sito Mab Unesco.
La strategia prevede inoltre interventi per dare più forza ai servizi per i cittadini.  Dal punto di vista sanitario, ad esempio, per la popolazione anziana sarà potenziata la prevenzione e la promozione della salute con la realizzazione di una Casa della salute a Toano, l’inserimento degli infermieri di comunità e i servizi di prossimità erogati dalle cooperative di comunità dell’area.
Sul fronte della scuola, la strategia intende adeguare e migliorare le infrastrutture scolastiche attraverso la realizzazione del polo scolastico unificato di Villa Minozzo; favorire una migliore didattica a partire dalla fascia di età 0-10 anni, accrescendo e personalizzandone l’offerta anche per contenere le forme di disagio e aumentare la connessione tra didattica, risorse territoriali e sviluppo locale attraverso un approccio laboratoriale e l’alternanza scuola-lavoro.
Per quanto riguarda l’accessibilità è previsto un importante investimento per portare la banda ultra larga in tutto il territorio, mentre sul fronte mobilità saranno potenziati i servizi di trasporto locale e quelli di trasporto a chiamata attraverso la creazione di una centrale della mobilità.

La Strategia per le Aree interne

Le Aree interne rappresentano una parte ampia del Paese – circa tre quinti del territorio e poco meno di un quarto della popolazione – molto diversificata al proprio interno, distante da grandi centri abitati e con traiettorie di sviluppo instabili eppure dotate di risorse che mancano alle aree centrali, con problemi demografici ma anche con un forte potenziale di attrazione.
Il Piano nazionale di riforma negli anni scorsi ha adottato la Strategia di sviluppoper contrastare la caduta demografica e rilanciare la crescita e i servizi di queste zone, mettendo a disposizione fondi ordinari della legge di stabilità e fondi comunitari. L’Agenzia nazionale per la coesione territoriale è il soggetto responsabile dell’attuazione.
L’Emilia-Romagna, nell’ambito della Strategia nazionale, ha individuato quattro aree interne: oltre all’Appennino Emiliano, il Basso Ferrarese, l’Appennino Piacentino Parmense e l’Alta Valmarecchia.