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Sabato al Centro Polivalente presentazione del romanzo “A chi appartiene la notte” di Patrick Fogli

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Sabato, 17 marzo, alle ore 18 al Centro Polivalente di Castelnovo (in via Roma, n.4) è in programma la presentazione del romanzo “A chi appartiene la notte”, di Patrick Fogli, che dialogherà con l’Assessore alla Cultura Emanuele Ferrari. Il romanzo di Fogli è uscito da poche settimane (Edizioni Baldini + Castoldi) e sta ottenendo commenti e recensioni estremamente positive e un forte interesse da parte del pubblico.
Irene Fontana è una giornalista d’inchiesta. La Contessa è la casa di sua nonna, la casa delle sue vacanze di bambina. Due piani in sasso e una mansarda, in cima a una delle colline dell’Appennino reggiano. È tornata a vivere lì. Tutto il suo mondo era crollato in meno di un mese e in quello che restava non c’era nulla che le interessasse. Così, ha ricominciato dall’inizio. Filippo cade dalla Pietra di Bismantova una notte d’estate. Irene è lì, per puro caso, il giorno dopo, quando rimuovono il suo corpo. La madre del ragazzo non crede al suicidio e chiede aiuto a Irene. Lei parte dalla vita di Filippo, dai suoi amici, dalle sue frequentazioni.

Sulla gestazione e la nascita del romanzo, Patrick Fogli spiega: “Senza l’Appennino reggiano, la mia casa, la mia vita traslocata dalla pianura, questa storia non sarebbe nata. È la prima volta che non c’è nemmeno una riga su Bologna, nemmeno nella mia testa, nell’immaginario che ha dato origine a luoghi inventati. È una storia che arriva in fondo a un periodo difficile, non solo per i tre anni di silenzio editoriale. Un periodo in cui ho anche pensato che non avrei più scritto. In fondo la vita ha le sue stagioni. Poche cose durano per sempre. Poi è arrivata la Pietra. C’è la Pietra di Bismantova all’inizio di tutto. Non solo della storia, nella notte in cui si decide il destino di Filippo e con cui si apre il romanzo, ma dell’idea, dell’ipotesi senza forma che, molti anni fa – credo cinque – ha cominciato a balbettarmi in testa. La Pietra, la montagna del Purgatorio o la montagna del Diavolo. Non avevo nient’altro, allora. Non era ancora il suo tempo. Un giorno è arrivata Irene. Irene era una giornalista, scoperchiava pentole, indicava colpevoli, tendeva fili impercettibili fra domande e risposte, proprio dove sembrava non ci fosse spazio. Toccava a lei ripercorrere la vita di Filippo, riavvolgere l’esistenza ignota di un adolescente, cercare un senso nell’incomprensibile”.

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